L’Europa ha ridotto fortemente la propria dipendenza dal gas russo e diversificato le fonti energetiche, ma l’energia resta uno dei principali nodi strutturali per la competitività europea: la vulnerabilità non è scomparsa, si sposta in base all’evoluzione degli equilibri geopolitici.
Oggi una parte crescente degli approvvigionamenti passa dal GNL, dai terminali e dalle rotte marittime globali. Crisi regionali, interruzioni lungo le rotte e competizione internazionale per le forniture energetiche possono così riflettersi rapidamente sui prezzi europei.
Per le imprese significa costi più esposti agli shock geopolitici, maggiore volatilità, pressione sui margini e minore prevedibilità nella pianificazione.
I settori energivori rimangono i più penalizzati, per i quali il costo dell’energia può incidere direttamente sulla competitività nei mercati internazionali.
Diversificare riduce il rischio di dipendere da una sola regione fornitrice, ma non elimina la dipendenza dal contesto geopolitico in corso.