Guerre, dazi e tensioni geopolitiche non stanno fermando la globalizzazione. La stanno rimodellando.
Il WTO segnala che imprese e catene del valore stanno reagendo agli shock diversificando fornitori, rotte e mercati, con cambiamenti che potrebbero diventare strutturali.
Il commercio mondiale continua infatti a crescere, sostenuto anche dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, mentre aumenta il peso degli accordi regionali e delle strategie di derisking aziendale.
Per le imprese significa filiere meno concentrate e maggiore attenzione all’esposizione geopolitica sia in input che in output, quindi nei mercati di approvvigionamento e di sbocco.
Non si tratta più soltanto di prezzo ed efficienza, ma di valutare nuovi fattori come resilienza, affidabilità e collocazione strategica.
La globalizzazione quindi non scompare: diventa più regionale, più selettiva e sempre più condizionata dalla geopolitica.